Voci dal Mare | Piergiuseppe Deiana: "Oggi c’è una mentalità più green"

Il rapporto tra pesca e tutela del mare sta cambiando. Non solo per effetto delle nuove tecnologie o delle norme, ma perché cresce, anche tra chi vive quotidianamente il mare, la consapevolezza dell’impatto delle attività umane sugli ecosistemi marini.

Lo racconta Piergiuseppe Deiana, presidente della Cooperativa Pescatori di Stintino, la più antica cooperativa di pescatori d’Italia, nell’intervista della serie “Voci dal Mare” del progetto TALASSA.

Guarda l’intervista a Piergiuseppe Deiana:

Il tema delle catture accidentali, o bycatch, fa parte dell’esperienza diretta dei pescatori di Stintino. Nel corso degli anni è capitato che tartarughe marine e, più raramente, tursiopi rimanessero accidentalmente impigliati nelle reti.

“Le tartarughe le consegniamo al CRAMA, il Centro di recupero degli animali marini dell’Asinara”, spiega Deiana. In alcuni casi gli animali vengono recuperati vivi e possono essere affidati alle strutture specializzate; in altri, purtroppo, non sopravvivono all’interazione con gli attrezzi da pesca.

È proprio dall’esperienza quotidiana dei pescatori che può partire una migliore comprensione delle interazioni tra attività di pesca, mammiferi marini, tartarughe e altre specie vulnerabili. I pescatori sono infatti tra i primi a osservare ciò che accade in mare e possono contribuire alla raccolta di informazioni, al recupero degli animali e alla sperimentazione di possibili soluzioni.

Deiana ricorda, ad esempio, una sperimentazione realizzata già prima dell’istituzione del Parco nazionale dell’Asinara, quando sulle reti da triglia furono installati alcuni dissuasori acustici forniti dal Ministero per tenere lontani i delfini.

“Inizialmente funzionavano, ma dopo circa una settimana i delfini si erano abituati. Arrivavano in gruppo, quasi richiamati dagli impulsi”, racconta.

L’esperienza mostra quanto sia complesso individuare strumenti efficaci e duraturi per ridurre le interazioni tra pesca e mammiferi marini. Non esistono soluzioni valide in ogni luogo e in ogni momento: occorre sperimentare, monitorare i risultati e adattare le misure alle caratteristiche delle specie, degli attrezzi da pesca e dei territori.

Accanto agli strumenti tecnici, sta però cambiando anche la cultura di chi lavora in mare.

“Le nuove generazioni di pescatori si stanno emancipando grazie alla tecnologia e a Internet. Oggi ci informiamo di più. Prima magari vedevi dei rifiuti galleggiare e li lasciavi andare; adesso li recuperi, perché c’è una mentalità più green”, sottolinea Deiana.

Questa evoluzione è centrale per TALASSA. La conservazione dell’ambiente marino non può essere costruita senza il coinvolgimento delle comunità di pescatori, della loro esperienza e delle conoscenze maturate attraverso anni di lavoro.

Il confronto con altri territori è altrettanto importante: “Non si finisce mai di conoscere esperienze nuove. Vedere quello che fanno da altre parti, e condividere quello che facciamo noi, è utile”, conclude Deiana.

TALASSA crea proprio queste occasioni di incontro e scambio tra pescatori, aree marine protette, istituzioni, ricercatori e centri di recupero. L’obiettivo è mettere in comune esperienze e soluzioni per ridurre le catture accidentali, migliorare la tutela delle specie marine e rendere le attività di pesca sempre più compatibili con la conservazione della biodiversità.

Perché proteggere il mare non significa escludere chi lo vive e ci lavora, ma costruire insieme strumenti più efficaci, realistici e condivisi.