Nel cuore del Var per costruire un nuovo modello rurale: agricoltura viva, rigenerativa e aperta alla comunità

Nei giorni dell’8 e 9 ottobre 2025, i partner del progetto INN-Pratica – provenienti da Toscana, Liguria, Sardegna e Corsica – hanno intrapreso l’ultima delle cinque visite di studio nel Var, per esplorare come un territorio rurale possa mettere in rete innovazione agricola, economia circolare, imprenditorialità e sostenibilità sociale. La visita ha condotto i partecipanti in una pluralità di luoghi esemplari, dove formazione, agroecologia e filiere locali convergono per ridefinire il ruolo dell’agricoltore e il futuro delle comunità rurali.

Formazione e sensibilizzazione: investire sulle nuove generazioni

Il viaggio è iniziato con l’incontro al Campus Provence Verte, istituto che accoglie oltre 700 studenti dai 12 ai 18 anni, orientati a professioni agricole, ambientali e della trasformazione alimentare. Accolti dal direttore Mr. Brayer e da un gruppo di studenti, i partecipanti hanno percepito un forte senso di consapevolezza e orgoglio per un percorso formativo che unisce sapere tecnico e responsabilità ambientale. Il Campus sta realizzando una cucina centralizzata per fornire pasti a scuole, ospedali e strutture sociali, rafforzando il legame tra formazione e servizio al territorio.

Un’altra esperienza significativa è quella della Ferme municipale de Rocbaron, un progetto comunale che unisce produzione orticola locale, educazione alimentare e inclusione lavorativa. Su un ettaro di terreno, due agricoltori assunti dal Comune coltivano ortaggi destinati alle mense scolastiche, trasformando la fattoria in un laboratorio di educazione alimentare e di autonomia locale.

Infine, Montrieux le Hameau, antico monastero trasformato in eco-centro rurale, rappresenta un modello di formazione diffusa che intreccia agricoltura, ospitalità e cultura. Qui l’agricoltura si fonde con le arti e la comunità, diventando strumento di coesione e sviluppo locale.

Agroecologia e viticoltura sostenibile: la terra come ecosistema

Nel cuore del Var, diversi progetti mostrano come sia possibile coniugare redditività agricola e rispetto del vivente. Il Domaine de la Mongestine e la Bastide de la Mongestine ad Artigues rappresentano esempi di viticoltura biologica e biodinamica, in cui la produzione di vini naturali si accompagna all’ospitalità rurale. L’azienda dimostra come la valorizzazione del terroir e la riduzione degli input chimici possano diventare motori di innovazione.

Anche il Domaine de Valgencelle, premiato per le sue pratiche agroecologiche, testimonia che una viticoltura attenta alla biodiversità – con siepi e spazi per la fauna – può contribuire alla qualità dei vini e alla salute del suolo.

Il Domaine de la Baratonne, alle porte di Tolone, completa questo quadro con un modello di enoturismo locale che radica la filiera nel territorio, offrendo esperienze di visita, ospitalità e degustazione.

Zootecnia e biodiversità: il ritorno delle razze locali

Il Domaine de la Modeste ospita la Ferme du Vivant, un progetto pilota che mira a recuperare la razza del maiale nero di Provenza, ormai estinta. L’iniziativa cerca un equilibrio tra valorizzazione della biodiversità e sostenibilità economica, favorendo l’allevamento in filiera corta e tempi di crescita compatibili con un reddito dignitoso per gli allevatori. È un esempio concreto di come l’agricoltura possa rigenerare patrimoni genetici, ambientali e sociali.

Economia circolare e lotta agli sprechi

L’attenzione all’uso efficiente delle risorse è un filo rosso che unisce molte esperienze del Var. L’associazione L’Économe recupera frutta e verdura invendute dai produttori locali donando una parte alle associazioni caritatevoli e trasformando un'altra in conserve direttamente in loco grazie a un laboratorio itinerante gestito dall’associazione Unica. Una pratica che riduce lo spreco e valorizza la solidarietà alimentare.

La stessa logica circolare anima Les Alchimistes Côte d’Azur, impresa sociale che raccoglie i rifiuti organici e li trasforma in compost locale da restituire agli agricoltori del territorio. Un ciclo virtuoso che riduce i trasporti, valorizza i rifiuti come risorsa e chiude il cerchio dell’economia del vivente.

Verso un nuovo paradigma: l’“entrepreneur du vivant”

Dalle diverse esperienze visitate emerge con forza la figura dell’“entrepreneur du vivant”, l’imprenditore del vivente. L’idea è che chi coltiva la terra abbia una responsabilità e un’opportunità che vanno al di là della semplice resa agricola: è chiamato a orchestrare un equilibrio tra biodiversità, cicli nutrienti, identità locale, economie circolari, formazione comunitaria e resilienza territoriale. Il concetto – promosso anche dal programma nazionale francese Entrepreneurs du vivant (France 2030) – incarna una visione sistemica dell’agricoltura, dove produzione, educazione e innovazione convivono in un unico ecosistema. Come hanno osservato i partecipanti, questa prospettiva rafforza l’idea che l’agricoltura non sia solo un’attività economica, ma un servizio vitale per la collettività e per la sicurezza alimentare dei territori.

Un nuovo modello 

La visita di studio nel Var ha messo in luce un territorio dove innovazione, sostenibilità e coesione sociale si alimentano reciprocamente. Il concetto di entrepreneur du vivant diventa così la chiave per comprendere e costruire un nuovo modello rurale: un’agricoltura viva, rigenerativa e aperta alla comunità. Per la Comunità di Pratica Transfrontaliera, questa esperienza segna un passo importante verso una condivisione sempre più strutturata di conoscenze e strumenti, con l’obiettivo di trasformare il confronto tra territori in modelli concreti e replicabili di transizione ecologica e digitale per le imprese rurali.
 

Roberto Committeri, Responsabile progetti europei e cooperazione transfrontaliera IT-FR della CCIFM, racconta come è andata la study visit: