Nel progetto PLASTRON, MEDSEA svolge un ruolo trasversale di coordinamento della comunicazione, progettazione ecodesign e valorizzazione dei risultati, contribuendo a collegare le attività tecniche e scientifiche con i territori e i diversi target di riferimento. In particolare, MEDSEA con gli ecodesigner Paola Riviezzo e Davide Porta, sta lavorando allo sviluppo di concept e prototipi che trasformano i materiali riciclati in oggetti funzionali e comunicativi, capaci di raccontare il percorso del progetto e il valore del riciclo locale. L’obiettivo è integrare design, materiali e narrazione per supportare la comprensione dei processi, promuovere modelli di economia circolare in ambito marittimo e rafforzare l’impatto del progetto PLASTRON oltre il contesto sperimentale.
Dai materiali alla funzione
La domanda da provocare non è solo: di cosa è fatto un oggetto, ma, che tipo di attività e relazioni è capace di generare? Parte da qui l’approccio dell’ecodesign con lo spazio pubblico, che diviene spazio sociale e dove grazie all’installazione di nuovi oggetti è possibile creare relazioni tra le persone, tra persone e gli oggetti e tra pe persone e lo spazio in una metodologia di urbanismo tattico. Infatti gli interventi non riguardano progetti irreversibili, ma vi è un riutilizzo di spazi interstiziali, si ricicla lo stesso lo spazio e si abbraccia l’idea che la città non sia un organismo concluso ma in continuo mutamento. L’ecodesign sul progetto PLASTRON si è fondato su due pilastri:
- Stimolante: il design deve aggiungere valore allo spazio urbano e trasmettere un messaggio di sostenibilità e buone pratiche;
- Tattico: questo approccio progettuale prevede interventi temporanei e a basso costo per migliorare gli spazi pubblici, rispondere ai bisogni immediati e favorire la partecipazione collettiva. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita urbana sfruttando e ottimizzando ciò che già esiste.
PETalò e PETit
Quindi no a nuove fondazioni, utilizzo di elementi verticali (come pali, semafori, delimitatori di aree) che oltre ad assolvere alla loro funzione sono capaci di accogliere una nuova stratificazione funzionale come le rastrelliere per biciclette. Così nasce PETalò, un petalo di elementi assemblabili attorno a un palo, modulabili in base alle esigenze dello spazio e riparabili perché costituto da pezzi sostituibili.
Per gli spazi chiusi, come scuole, uffici pubblici, è stato invece pensato PETit, facile da attaccare sul muro con due tasselli, per “parcheggiare” i monopattini. Anche in questo caso il messaggio è quello di utilizzare il più possibile la mobilità sostenibile offrendo soluzioni pratiche negli spazi quotidiani.
Le prossime sfide prevedono il perfezionamento dei prodotti, definendone misure, la “ricetta” dei materiali di cui è composto PETalò e che sarà scritta nei pannelli che lo compongono in modo da informare i fruitori che dalle reti da pesca, dai gusci d’uovo e dagli scarti di lavorazione agricola è possibile avere nuovi oggetti, utili e belli.

