L’intervento di Pedro Lopez-Merino, PhD dell'Université Côte d'Azur durante l’Open Day del progetto PLASTRON a Genova, ha delineato una strategia integrata per trasformare l'inquinamento marino da plastica in una risorsa di valore per le comunità costiere del Mediterraneo. Il cuore dell'approccio risiede nel supportare la transizione verso un'economia circolare che sia al contempo efficiente sotto il profilo delle risorse e sostenibile per il territorio. Questa visione non si limita al semplice riciclo, ma abbraccia un sistema rigenerativo in cui il design a lungo termine, la manutenzione e il riutilizzo permettono di minimizzare le emissioni e lo spreco di energia, cercando di scindere finalmente la prosperità economica dal consumo indiscriminato di risorse naturali. Tuttavia, poiché l'azione volontaria delle imprese si rivela spesso insufficiente, il ruolo degli economisti diventa cruciale nel disegnare incentivi come tasse, sussidi o schemi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) che possano allineare gli interessi privati agli obiettivi sociali.
Dallo studio dello stato dell'arte e dei casi studio mediterranei emergono chiari fattori di successo, tra cui la collaborazione tra molteplici stakeholder — come pescatori, porti, ONG e brand — e l'adozione di tecnologie adattate per la tracciabilità e la stampa 3D. Nonostante ciò, persistono limitazioni significative legate alla scarsa qualità e all'eterogeneità della plastica recuperata in mare, oltre agli elevati costi logistici che rendono questi progetti spesso dipendenti da finanziamenti di nicchia. La governance proposta si distacca dall'approccio classico delle esternalità negative per abbracciare il concetto di "inverse commons of harm" di Ostrom, suggerendo una gestione policentrica e adattiva in cui diversi centri decisionali, dai comuni alle ONG fino alle istituzioni europee, collaborano e apprendono progressivamente dai risultati ottenuti.
Il modello economico PLASTRON analizza nel dettaglio le dinamiche tra gli attori chiave, evidenziando la tensione tra l'ambizione di una filiera a "chilometro zero" e la realtà dei costi di trattamento. Da un lato, le associazioni decidono il proprio livello di impegno nella raccolta basandosi su un equilibrio tra i sussidi ricevuti, il "capitale simbolico" derivante dalla protezione dell'ambiente e i crescenti costi logistici e di coordinamento. Dall'altro lato, la municipalità deve compiere una scelta strategica su come allocare i quantitativi raccolti, valutando la convenienza economica tra il riciclo meccanico — condizionato dai prezzi di mercato dei granuli plastici — e le opzioni tradizionali come l'incenerimento o la discarica. In ultima analisi, il modello funge da strumento di simulazione per testare scenari di policy, ferma restando la consapevolezza che la leva più potente per il cambiamento resta la prevenzione dei rifiuti e l'eliminazione delle plastiche monouso.

