Open Plastron: dalla raccolta al nuovo prodotto con l'eccellenza italiana nel riciclo delle plastiche

Stefano Becherini, PhD presso Revet Spa, componente del consorzio Confservizi Cispel Toscana (capofila del progetto Plastron) durante l’Open Day di Genova, ha fatto il punto sulla definizione di plastica e del perché sia importante conoscerla per poterla riciclare.

Il termine "plastica" deriva dal greco plastikos, che significa letteralmente "adatto per essere modellato". Questa straordinaria proprietà ha permesso ai materiali polimerici di rivoluzionare la nostra quotidianità, ma ha anche posto una sfida epocale: la gestione del fine vita di questi prodotti. Oggi, grazie a realtà come REVET, il concetto di rifiuto si sta trasformando definitivamente in quello di risorsa, spostando il paradigma da un’economia lineare a una circolarità reale e sostenibile.

Che cos’è la plastica e perché riciclarla?

Per comprendere il riciclo, dobbiamo guardare alla struttura intima della materia. La plastica è un polimero, ovvero una macro-molecola composta dalla ripetizione di unità più piccole chiamate monomeri. Nel mondo del riciclo, la distinzione fondamentale è tra termoplastici e termoindurenti. I primi, come il Polietilene, possono essere fusi e rimodellati più volte attraverso il calore, rendendoli i candidati ideali per il riciclo meccanico. I secondi, invece, subiscono una trasformazione irreversibile e tendono a degradare se riscaldati nuovamente.

Il Modello REVET: Una Filiera Integrata

REVET, con sede a Pontedera, rappresenta un’eccellenza unica nel panorama italiano. È infatti l’unica azienda in Italia capace di gestire l’intera filiera delle plastiche miste: dalla raccolta e selezione degli imballaggi post-consumo (che serve l'80% della popolazione toscana) fino alla produzione di nuovo granulo plastico. Oltre alle plastiche, l'impianto seleziona anche vetro, metalli e Tetrapak, garantendo un recupero multimateriale efficiente.

Il Processo Tecnologico: Dal Flake al Granulo

Il cuore tecnologico di REVET risiede nella trasformazione della frazione poliolefinica. Il processo di riciclo meccanico segue tappe rigorose:

  1. Triturazione e Lavaggio: Il materiale viene ridotto in "flakes" (scaglie) di circa 20 mm e accuratamente lavato per eliminare impurità.
  2. Essiccazione: Fondamentale per eliminare l'umidità residua prima della fusione.
  3. Estrusione e Compoundazione: Le scaglie vengono fuse e spinte attraverso una vite di estrazione. In questa fase vengono aggiunti additivi, compatibilizzanti e antiossidanti per rigenerare le proprietà chimico-fisiche del polimero.
  4. Filtrazione e Granulazione: Il polimero fuso passa attraverso filtri finissimi (fino a 400 µm) per eliminare ogni micro-contaminante, per poi essere tagliato in piccoli granuli pronti per essere venduti alle industrie manifatturiere.

Innovazione e Sperimentazione: Gusci d'Uovo e Noccioli d'Oliva

La frontiera della ricerca REVET (attraverso progetti come PLASTRON) punta alla creazione di materiali biocompositi. Sono state testate con successo miscele di polimeri (MPO) caricate con scarti naturali, quali:

  • Gusci d'uovo: polverizzati e inseriti in percentuali dal 10% al 30%.
  • Noccioli d'oliva: utilizzati come carica naturale per creare nuovi materiali con proprietà meccaniche specifiche.

Questi esperimenti non solo riducono l'impiego di plastica vergine, ma nobilitano scarti dell'industria agroalimentare che altrimenti andrebbero smaltiti.

Verso il Futuro

Le sfide non mancano: dalla gestione del PET ad alta fluidità, più complesso da estrudere, allo studio di nuove miscele per la stampa 3D. L'obiettivo finale resta chiaro: ottimizzare i processi per garantire che nessun grammo di plastica finisca disperso nell'ambiente, ma torni a essere un oggetto utile, in un ciclo infinito di rigenerazione.