Cattive acque

Sono quelle solcate dalle navi con sversamenti accidentali o operativi, con lo scarico di acque reflue e acque “grigie” (da pozzi, docce e lavatrici), con perdita di composti tossici da vernici antivegetative (rivestimenti dello scafo per impedire l’accumulo di organismi marini), con il rilascio di sostanze nocive dalla demolizione delle navi, dalle perdite di container, dai relitti di navi e da munizioni sommerse, con lo scarico di acque inquinate e residui di “scrubber” (sistemi di depurazione dei gas di scarico).

Sono quelle ricche di microplastiche, create dal deterioramento di materiali altamente inquinanti, invisibili ad occhio nudo, presenti negli scarichi di acque reflue provenienti da case, industrie e impianti di trattamento delle acque, rilasciate direttamente nell'ambiente attraverso l'uso di prodotti che ne contengono, come cosmetici, prodotti per la cura personale o detergenti per lavatrice; prodotti in plastica di dimensioni più grandi possono andare incontro a processi di frammentazione in seguito all’esposizione alla luce solare, all'azione meccanica dell'acqua o al deterioramento chimico così da essere trasformati in prodotti in plastica di dimensioni molto più piccole, quasi microscopiche; le microplastiche presenti sulle strade, nei parcheggi o in altre aree urbane possono essere trasportate via dalle acque piovane e raggiungere i sistemi di drenaggio, che a loro volta possono scaricarle nei bacini d'acqua circostanti, come fiumi, laghi o oceani.

Queste sono le acque dei nostri mari, del mar Mediterraneo, quelle dei post instagrammabili, dove non vediamo l’ora di farci il bagno. E che nascondono tanti pericoli, come questi:

  1. Le microplastiche una volta ingerite si possono accumulare nel tratto gastrointestinale, dove e causare irritazione, infiammazione e disturbi gastrointestinali.
  2. Le microplastiche ingerite, giunte nel tratto gastrointestinale possono alterare l'equilibrio del microbiota intestinale, essenziale per mantenere la salute digestiva e del sistema immunitario, contribuendo a causare malattie infiammatorie intestinali, obesità e disturbi metabolici.
  3. Le microplastiche possono essere inalate e causare dunque irritazione delle vie respiratorie e infiammazione, portando ad un peggioramento di condizioni come l'asma e la bronchite.
  4. L'esposizione alle microplastiche e alle sostanze chimiche tossiche associate può compromettere la funzione del sistema immunitario, portando ad una maggior suscettibilità alle infezioni, alle allergie e alle malattie autoimmuni.
  5. Recenti ricerche suggeriscono che le microplastiche possano attraversare la barriera emato-encefalica e andare ad accumularsi nei tessuti cerebrali, dove potrebbero causare effetti neurotossici. L'esposizione prolungata alle sostanze neurotossiche rilasciate dalle microplastiche potrebbe dunque contribuire allo sviluppo di patologie neuro-degenerative quali la malattia di Alzheimer e di Parkinson e contribuire al decadimento cognitivo.
  6. Un recente studio pubblicato su The New England Journal of Medicine, a firma di ricercatori italiani, ha dimostrato la presenza di microplastiche e nanoplastiche all’interno delle placche aterosclerotiche di alcuni pazienti. I soggetti con queste caratteristiche presentavano un rischio maggiorato del 450% di incorrere in un infarto, ictus o mortalità per tutte le cause, nell’arco dei successivi 2-3 anni, rispetto alle persone che non presentano microplastiche nelle placche.
  7. Alcune sostanze chimiche presenti nelle microplastiche, come ftalati e bisfenolo A (BPA), sono degli interferenti endocrini, possono cioè interferire con i sistemi ormonali nel corpo. L'esposizione prolungata a queste sostanze può contribuire a problemi dell’apparato riproduttivo, disturbi dello sviluppo e squilibri ormonali.
  8. Le microplastiche in esperimenti di laboratorio hanno prodotto effetti genotossici, cioè danni al DNA e mutazioni. La genotossicità può aumentare il rischio di cancro e comportare altre gravi conseguenze per la salute.

I mostri che emergono dalle acque sono invisibili, altamente pericolosi e soprattutto sono creati da noi. Per questo con il Progetto Plastron vogliamo fare la nostra parte per promuovere un’educazione ambientale tesa alla salvaguardia della salute: dell’ambiente, dell’uomo e dell’ecosistema. Non solo, stiamo studiando un sistema di riciclo dei rifiuti recuperati dal mare, prima che diventino microplastiche, perché con i rifiuti vogliamo creare nuovi oggetti di uso quotidiano. Lo strumento che useremo sarà la stampante 3D, in grado di comporre materiali diversi e vogliamo che questa diventi una pratica di riciclo diffusa, da affiancare agli altri processi di riciclo già presenti in Europa.